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<title>[IstitutoGiorgioColli] GiorgioColliInterviste</title>
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<description>[IstitutoGiorgioColli] - This channel will provide information on changes to GiorgioColliInterviste</description>
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<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
<dc:date>2008-07-05T18:40+02:00</dc:date>
<dc:rights>Copyright (C) 2000 - 2008 IstitutoGiorgioColli. Verbatim copying and distribution of this site are permitted worldwide without royalty in any medium provided this notice is preserved. Modifications may occur only on this site.</dc:rights>
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	<title>GiorgioColliInterviste</title>
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	<description>Changes to GiorgioColliInterviste made by AndreaRossato on Sat, 18 Dec 2004, 11:38:56 +0100</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><h1>Interviste rilasciate da Giorgio Colli</h1>
<em>A cura di Martino Conserva</em><br />
&#160;<strong>Contents&#160;</strong><div class="tocbody"><a style="padding-left:10px" href="#titelanker1">Le parole della sapienza</a><br /><a style="padding-left:10px" href="#titelanker2">I sapienti non erano all'opposizione</a><br /><a style="padding-left:40px" href="#titelanker3">Da un'et&#224; diversa</a><br /><a style="padding-left:40px" href="#titelanker4">Col loro linguaggio</a><br /><a style="padding-left:10px" href="#titelanker5">Il ritorno di Nietzsche</a><br /></div><br />
<a id="titelanker1"></a><h2>Le parole della sapienza</h2>
<em>di SILVA GIACOMONI</em><br />
<strong>Giorgio Colli ha affrontato un'impresa colossale: quella di ricostruire le origini del pensiero greco riorganizzando i testi dei poeti e dei filosofi arcaici intorno ai miti di Dioniso, di Apollo, di Orfeo...</strong><br />
<u>La Repubblica, 15 settembre 1977</u><br />
GIORGIO COLLI, 60 anni, &#232; professore di filosofia antica all'Universit&#224; di Pisa. Ha consegnato il suo pensiero a un libro uscito nel '68, <em>La filosofia dell'espressione</em>, e l'ha nutrito, negli anni, con alcune straordinarie fatiche editoriali. Basti pensare all'edizione einaudiana della <em>Logica</em> di Aristotele e all'edizione critica di Nietzsche, uscita da Adelphi. Oggi, sempre da Adelphi, esce il primo volume di una nuova impresa. <em>La sapienza greca </em>(pagg. 469, lire 38.000). Un'edizione critica dei testi dei pensatori greci antichi, dei presocratici, come abbiamo imparato a chiamarli a scuola. Cos&#236; li chiamava il Diels, il grande filologo tedesco che ne ha dato, pi&#249; di settant'anni fa, un'edizione la quale resta il termine di paragone obbligato per l'edizione del Colli.<br />
<strong>Innanzi tutto, professore, perch&#233; lei dice sapienti, e non presocratici?</strong><br />
&#171; Presocratici &#232; un termine che da una' definizione solo temporale, &#232; una designazione in negativo, che implica un interesse per quello che &#232; venuto dopo, la filosofia di Platone e di Aristotele. Ma nel ricostruire la sapienza greca io non mi interesso di quello che chiamano filosofia. La filosofia &#232; un'invenzione di Platone, anche come sostantivo. Platone designa con questo termine il suo modo di esprimersi, e il dialogo, un genere letterario da lui introdotto, e collegato all'avvento della cultura scritta. La riforma di Platone ha vinto e ha cancellato quello che c'era prima. Platone per&#242; riconosce il passato, e distingue tra filosofia e "sofia", la sapienza degli antichi. Con Aristotele le cose cambiano, Aristotele parla con sufficienza degli antichi &#187;.<br />
La sua non &#232; una semplice raccolta di frammenti: presenta gi&#224; una scelta. E francamente non si capisce bene in base a quali criteri lei ritiene che certi frammenti vadano inclusi, e altri no. I filologi usano criteri interni ai testi, criteri linguistici. Lei come si muove?<br />
&#171; Io mi muovo in una prospettiva completamente diversa. Perch&#233; se quel che si chiama filosofia &#232; solo la prospettiva aperta da Platone, io mi chiedo: che cosa abbiamo perduto? Cosa c'era, prima? Possiamo recuperare qualcosa? Vede che il problema va ben oltre un'edizione erudita. Poich&#233; non ritengo che la filosofia platonica sia il culmine della sapienza greca conduco la mia ricerca in una prospettiva che capovolge i giudizi di valore. Il precursore &#232; Nietzsche, che parla dei presocratici come culmine della civilt&#224; greca in relazione alla tragedia. A me interessano in relazione alla "conoscenza" &#187;.<br />
Ma in concreto, pu&#242; dire perch&#233; delle &#171; Baccanti &#187; di Euripide, in relazione al culto dionisiaco, lei sceglie certi brani e non altri?<br />
&#171; Ma perch&#233; io cerco di tornare all'origine, di penetrare da cosa. pu&#242; essere nato il mon&#173;do della sapienza. Cerco lo sfondo collettivo, di immagini e di pensieri da cui pu&#242; essere emersa la personalit&#224; dei sapienti. Quindi, cerco le testimonianze sulla religione greca, che &#232; il collegamento primordiale tra la sapienza e certi miti religiosi. Per tornare alle <em>Baccanti,</em> ho scelto quei brani di Euripide in cui compaiono miti, d&#232;i, che si collegano alla sapienza &#187;.<br />
La sua insomma &#232; un'edizione molto soggettiva.<br />
&#171; Soggettiva, ma in un mondo in cui l'oggettivit&#224; non esiste. Crede che i criteri che si usavano alla fine dell'800 fossero meno soggettivi? Io lo dimostro, che Aristotele ha falsificato la filosofia dei sapienti. E poi naturalmente vado a cercare i testi, alla ricerca di quel che pu&#242; essere stata l'origine di questa sapienza. Nel capitolo su Dioniso non riporto neppure le testimonianze cretesi sull'antichit&#224; di quel culto che pure cito nell'introduzione. E questo perch&#233; non sono testimonianze sapienziali. Riporto invece tutto quel che si collega alla sapienza, attraverso la tematica della conoscenza, della follia, che &#232; precisamente lo stato da cui emerge la sapienza &#187;.<br />
La sua edizione presenta novit&#224; dal punto di vista filologico? Testi inediti in altre raccolte, o migliorati?<br />
&#171; I testi li pubblico filologicamente, e se guarda l'apparato critico vedr&#224; molti passi che ho ricostruito in modo diverso da altri. E trover&#224; anche testi che il Diels non ha riportato &#187;.<br />
Lei da oggettivit&#224; al mondo di miti che presenta, arriva a parlare di Orfeo come di un individuo...<br />
&#171; E' molto probabile che Orfeo non sia esistito, come Omero. Ma mi sembra legittimo dire Orfeo anzich&#233; poesia orfica. I testi orfici sono molto importanti, e sono sempre stati studiati, parlano della dottrina dell'aldil&#224;, della conoscenza suprema. Se sapere &#232; conoscere, se per questo strato di civilt&#224; la conoscenza &#232; quella che esce da queste testimonianze, forse possiamo capire cosa poteva essere, allora, la sapienza &#187;.<br />
Lei non accenna mai al significato storico-sociologico dei culti. Non sente il bisogno di polemizzare con chi sostiene, per esempio, che il culto di Apollo era una religione sacerdotale, che il culto di Dioniso era la religione degli schiavi?<br />
Colli sorride: &#171; Dello storicismo mi son liberato fin da ragazzo. Lo storicismo non. &#232; un gran fenomeno. E ha ragione Schopenhauer, quando dice che la storia &#232; un'illusione dell'uomo. Vede, i concetti collettivi non colgono l'essenza delle cose, che &#232; individuale, e al di l&#224; dell'individuo, che &#232; gi&#224; un'illusione &#187;.<br />
<strong>Che cosa non &#232; illusorio? </strong><br />
&#171; L'immediato, quel che c'&#232; prima di tutto. Ma torniamo ai greci &#187;.<br />
Bene. Vediamo di riassumere. Lei in questa edizione attualizza la conoscenza sapienziale, non la colloca storicamente, le d&#224; oggettivit&#224;, la descrive con una lingua mutuata dalla tradizione mistica europea. Vuole dimostrare che la conoscenza sapienziale ha una validit&#224; maggiore della conoscenza filosofica e di quella scientifica? Perch&#233; non lo dice apertamente, perch&#233; non entra nel merito della verit&#224; di questa conoscenza?<br />
&#171; Non mi sembra che questo sia il compito di un'edizione critica. Con questo lavoro ho solo cercato di tirar fuori i modelli del mito greco, di ricostruire delle immagini. E questo fatto, che lei chiama dare oggettivit&#224; ai miti, pu&#242; coincidere con una mia adesione. Ma questa edizione l'ho fatta solo per permettere che ci si avvicini alla sapienza greca. Per questo mi sono preoccupato di rendere il testo leggibile. Il testo greco &#232; in edizione critica ma le traduzioni sono autonome, le pu&#242; leggere chiunque &#187;.<br />
<strong>Che accoglienza si aspetta, dagli specialisti?</strong><br />
&#171; E' difficile dire, ma credo che soprattutto all'estero l'edizione susciter&#224; dell'interesse, e forse nemmeno in Italia sar&#224; messa al bando. Ormai ci sono molti studi sulla religione greca, e Nietzsche non &#232; pi&#249; guardato con sospetto. Ma sa, credo che anche i filologi siano pi&#249; aperti a queste problematiche, oggi &#187;.<br />
<a id="titelanker2"></a><h2>I sapienti non erano all'opposizione</h2>
<strong>INTERVISTA A GIORGIO COLLI AUTORE DI UN'OPERA SULLE ORIGINI DEL PENSIERO GRECO</strong><br />
<em>di Giulio Nascimbeni</em><br />
<u>Corriere della Sera, 17 settembre 1977</u><br />
MILANO - La persona che sto per intervistare abita da anni e abiter&#224; ancora per anni nella Grecia del settimo, sesto e quinto secolo avanti Cristo. La persona si chiama Giorgio Colli, si esprime con accento piemontese, vive a Firenze, insegna filosofia antica all'universit&#224; di Pisa, ha gi&#224; legato il suo nome all'edizione Adelphi delle opere di Nietzsche. La metafora della remota residenza cui ho accennato, non &#232; la banale etichetta che si pu&#242; applicare a chiunque esplori sepolte civilt&#224;. Colli non mi sembra un esploratore, ma un abitante vero e proprio che volentieri risponderebbe in greco alle mie domande. Diventa esploratore, semmai, quando gira nelle citt&#224; di oggi. Qui sono i pi&#249; impenetrabili enigmi. Gli altri, i lontanissimi enigmi, sono il suo alfabeto quotidiano.<br />
Colli &#232; il solitario autore di un'opera, &#171;La sapienza greca&#187;, che &#232; prevista in undici volumi, al ritmo di pubblicazione di un volume l'anno. Il primo &#232; uscito in questi giorni (Adelphi, pagine 472, lire 38.000). Per &#171;sapienza greca&#187; s'intende tutto ci&#242; che sta alle origini del pensiero greco, &#171;i documenti del primo apparire d'una grande esperienza conoscitiva &#187;. Di solito, questi lontanissimi pensatori (Talete, Anassimandro, Pitagora, Eraclito, Parmenide, Zenone, Empedocle, Anassagora, Gorgia...) sono indicati come &#171;i presocratici&#187;, cio&#232; quelli venuti prima di Socrate. La espressione, secondo Colli, &#232; riduttiva. I greci li chiamavano &#171;sapienti&#187;, e &#171;sapienti&#187; devono restare. Dicendo &#171;presocratici&#187;, li si trasforma in depositari di una visione ingenua del mondo, in vecchi fanciulli con qualche intuizione.<br />
<a id="titelanker3"></a><h4>Da un'et&#224; diversa</h4>
Forse mai come in questi ultimi mesi la parola &#171; filosofia &#187; &#232; stata presente nelle cronache. Quello dei &#171; nuovi filosofi &#187; francesi &#232; un po' il caso dell'anno insieme con i duelli all'ultima battuta sul coraggio dell'intellettuale. A Colli non mi provo nemmeno a ricordare queste cose. In un suo libretto del '75, &#171;La nascita della filosofia&#187;, dopo aver parlato anche l&#224; degli amatissimi &#171; sapienti&#187;, scrisse: &#171;Nel momento stesso in cui la filosofia nasce, noi l'abbandoniamo&#187; perch&#233; essa altro non &#232; che un &#171;virgulto presto intristito&#187;. Il filosofo, per definizione etimologica, &#232; &#171;amante della sapienza&#187;, quindi &#232; uno che non possiede la sapienza.<br />
E' possibile tentare un ritratto di questi &#171;sapienti &#187; che tenga conto del fatto che noi guardiamo a loro da un'et&#224; abissalmente diversa?<br />
&#171; Metterei in rilievo una prima, enorme differenza. In quella civilt&#224; il grande individuo non appare in opposizione con la sua societ&#224;, tra l'individuo e la societ&#224; c'&#232; un rapporto armonioso perch&#233; discendono da fonti comuni. Nella nostra epoca negli ultimi secoli, il grande individuo &#232; sempre stato in opposizione: o perch&#233; precorre i tempi o perch&#233; sostiene valori che sono il contrario di quelli sostenuti dalla societ&#224;. Il "sapiente" non &#232; un individuo messo al bando o che decide di mettersi al bando: la sua &#232; la situazione dell'individuo che eccelle&#187;.<br />
Perch&#233; &#232; ancora possibile, dopo millenni, affrontare il mondo dei &#171;sapienti&#187; con una sensazione di novit&#224; e di scoperta?<br />
&#171; Nel mondo dei "sapienti" non c'era, se non eccezionalmente, l'uso della scrittura. Il loro modo di esprimersi era eminentemente orale. Tutto lo sviluppo della filosofia occidentale non &#232; stato altro che lo sviluppo dell'opera di Platone e Aristotele che avevano introdotto la forma espressiva della scrittura. I contenuti delle opere di Platone e Aristotele sono alla base di tutta la successiva filosofia, ma erano diversi dai contenuti dei "sapienti". Questa riflessione dovrebbe avere un'importanza primaria: si apre una prospettiva che va al di l&#224; delle prospettive precedenti. Qui si mette in crisi la filosofia come tale, tutta la tradizione occidentale. Noi continuiamo a discutere su cose che derivano da un fenomeno di decadenza &#187;.<br />
<a id="titelanker4"></a><h4>Col loro linguaggio</h4>
La filosofia &#232; morta nel momento in cui &#232; nata: questo mi sembra il senso della sua risposta. O forse - altra possibile interpretazione - la filosofia &#232; un genere letterario. Ma da quale strada si arriva a conoscere i &#171;sapienti&#187; se non esiste documentazione scritta?<br />
&#171; La mia &#232; una raccolta di frammenti: di nessuno di questi personaggi esiste l'opera completa. Troviamo citazioni originali presso autori posteriori. Spesso i frammenti sono davvero miserandi &#187;.<br />
Come ha fatto per ricuperare in modo attendibile o sicuro queste voci disperse?<br />
&#171;Ho cercato di far parlare questi greci col loro linguaggio. Nelle traduzioni non seguo l'uso moderno e tecnico della filosofia. Dico una cosa: se stabiliamo che con Platone e con la scrittura &#232; andato perduto un mondo, &#232; quel. mondo che va ricuperato. Sono andato "alle spalle" di questi sapienti. Andare "alle spalle" significa occuparsi degli d&#232;i e del miti sugli d&#232;i. E' di l&#236; che nasce questa sapienza &#187;. <br />
Lei ha scritto che non vanno dimenticate le ambizioni politiche di Platone e che i &#171;sapienti&#187; non avevano conosciuto queste ambizioni: gli uomini di cultura di oggi le sembrano, pi&#249; vicini ai &#171;sapienti&#187; o a Platone? <br />
&#171; Il "sapiente" sta all'esterno rispetto alla politica perch&#233; ritiene che la conoscenza sia superiore all'azione. La politica si rivolgeva al "sapiente" come a qualcosa di superiore, per avere le leggi. Platone vuole invece essere il riformatore dello Stato, vorrebbe imporre alla sfera politica un governo dei filosofi. Nella nostra tradizione l'uomo di cultura &#232; in generale soggetto allo Stato, anche se pu&#242; sembrare il contrario. C'&#232; una subordinazione della cultura allo Stato. E chi si mette in posizione isolata &#232; liquidato con la definizione di "non impegnato": la politica d&#224; a colui che non accetta la cattiva coscienza di essere uno che non accetta. Ma non mi faccia pi&#249; domande sul mondo d'oggi &#187;<br />
<a id="titelanker5"></a><h2>Il ritorno di Nietzsche</h2>
<strong>Il grande pensatore tedesco, quasi innominabile fino a qualche anno fa, &#232; tornato alla ribalta del pensiero europeo. Quali sono le ragioni di questa riscoperta?</strong><br />
<em>di Massimo Fini</em><br />
Estratto da <u>L'Europeo, n. 39, 30 settembre 1977</u><br />
Per cercare di comprendere Nietzsche e il suo tormentato cammino nella storia del pensiero europeo abbiamo interpellato due studiosi di estrazione diversa. Il professor Giorgio Colli, ordinario di filosofia antica a Pisa e realizzatore, insieme a Mazzino Montinari, dell'edizione critica delle opere di Nietzsche pubblicata da Adelphi, e Mario Spinella, comunista, redattore di <em>Rinascita,</em> studioso di letteratura tedesca.<br />
Professor Colli, l'ostilit&#224; a Nietzsche risale a molto lontano ed &#232; precedente all'utilizzazione che ne fecero nazismo e fascismo. A che cosa &#232; dovuta?<br />
&#171; Innanzi tutto agli stessi tedeschi. Nietzsche espresse critiche dure, spietate alla Germania dei suoi tempi, al nazionalismo, all'impero, a Bismarck, soprattutto scardin&#242; nel profondo il mito della superiorit&#224; della cultura e della letteratura tedesca. Se si pensa che cosa era di colossale la Germania del 1870 fu un atto di grande coraggio. E i tedeschi non glielo perdonarono mai. In secondo luogo Nietzsche &#232; stato il massimo critico del cristianesimo e della morale cristiana. A questo si aggiunga che Nietzsche non &#232; tenero nemmeno col socialismo, che lui considera l'ultimo travestimento del cristianesimo. Mi pare che sia abbastanza per capire il perch&#233; di questa ostilit&#224; &#187;.<br />
E cosi, paradossalmente, Nietzsche &#232; finito nelle mani rozze dei fascisti e dei nazisti. &#200; un'appropriazione debita o indebita?<br />
&#171; Direi che si tratta di un'appropriazione indebita. Favorita anche da circostanze particolari e contingenti. Dal fatto, per esempio, che la sorella, per ingraziarsi Hitler e ottenere i fondi per l'archivio-Nietzsche, ne falsific&#242; disinvoltamente i testi in senso antisemita. O dal fatto che Nietzsche pass&#242; in Italia attraverso il filtro di D'Annunzio. Ci&#242; che pu&#242; avere sedotto i nazifascisti &#232; la polemica di Nietzsche contro il mondo moderno, la civilt&#224; del benessere, l'egualitarismo. Ma ci&#242; che i nazifascisti non capirono, o fecero finta di non capire, &#232; che questo attacco al mondo moderno non conduceva affatto, nel pensiero di Nietzsche, allo stato totalitario. Al contrario &#187;.<br />
Al fraintendimento di Nietzsche hanno contribuito alcune formule stereotipe come &#171;superuomo&#187;, &#171;volont&#224; di potenza&#187;. Cosa significano in realt&#224;?<br />
&#171; &#200; difficilissimo razionalizzare che cosa sia il "superuomo". Quel che mi sento di dire &#232; che il "superuomo" non &#232; n&#233; una teoria biologica o evoluzionistica o razzistica n&#233; una casta dominante, n&#233; un progetto concreto. Il superuomo &#232; un mito. In quanto mito ci si possono vedere molte cose. Io, che sono uno studioso classico, vi vedo un ritorno all'uomo greco, a quel miracolo storico che fu il mondo greco.<br />
&#171; In quanto alla "volont&#224; di potenza" la sua importanza nel pensiero di Nietzsche &#232; stata molto esagerata. In realt&#224; Nietzsche non ha mai pubblicato nulla sulla "volont&#224; di potenza". Questa espressione si trova solo nei suoi ultimi appunti ed &#232; il tentativo di razionalizzare il mito orgiastico di Dioniso. Ma poi Nietzsche cap&#236; che era una contraddizione in termini e non ne fece nulla. A questo proposito vorrei fare una precisazione. Secondo me si travisa sempre Nietzsche se lo si vuole interpretare in chiave politica, sia a destra che a sinistra. Per esempio Massimo Cacciari e i "nouveaux philosophes" lo utilizzano oggi come distruttore, ma per fini politici. &#200; un errore. Nietzsche &#232; molto al di l&#224; del fatto politico. Il Nietzsche pi&#249; fecondo non &#232; quello politico. Ma &#232; il rivelatore della grandezza del mondo greco, lo scopritore di Dioniso &#187;.<br />
<strong>Che cosa rappresenta la figura di Dioniso nella filosofia niciana?</strong><br />
&#171; &#200; una questione molto complessa perch&#233; Dioniso &#232; presente in tutta l'opera niciana dalla prima all'ultima parola. Comunque, in sintesi, inizialmente, per Nietzsche (qui ancora sotto l'influsso di Schopenhauer), l'orgiasmo di Dioniso &#232; l'intuizione del dolore del mondo, dell'angoscia e della insostenibilit&#224; di questo dolore, di questa angoscia. In un secondo tempo questo dolore si stempera, si scarica nel mondo apollineo, cio&#232; nell'armonia, nel mito, nella rappresentazione, nella tragedia greca. Infine, man mano che Nietzsche si stacca da Schopenhauer, Dioniso diventa il dio della vita, della primordialit&#224;, dell'impulso immediato, non ancora o non pi&#249; riflesso in alcuna rappresentazione, non pi&#249; dolore, ma dolore e gioia insieme pienamente accettati, pienezza di vita che &#232; anteriore a ogni rappresentazione razionale, morale, politica o, meglio, che ha superato queste rappresentazioni. Questo &#232;, a parer mio, il. messaggio positivo che questo grande nichilista ci ha lasciato. Ovviamente per intenderlo bisogna ragionare non in decenni ma, come Nietzsche stesso pretendeva, in millenni &#187;.</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><h1>Interviste rilasciate da Giorgio Colli</h1>
<em>A cura di Martino Conserva</em><br />
&#160;<strong>Contents&#160;</strong><div class="tocbody"><a style="padding-left:10px" href="#titelanker1">Le parole della sapienza</a><br /><a style="padding-left:10px" href="#titelanker2">I sapienti non erano all'opposizione</a><br /><a style="padding-left:40px" href="#titelanker3">Da un'et&#224; diversa</a><br /><a style="padding-left:40px" href="#titelanker4">Col loro linguaggio</a><br /><a style="padding-left:10px" href="#titelanker5">Il ritorno di Nietzsche</a><br /></div><br />
<a id="titelanker1"></a><h2>Le parole della sapienza</h2>
<em>di SILVA GIACOMONI</em><br />
<strong>Giorgio Colli ha affrontato un'impresa colossale: quella di ricostruire le origini del pensiero greco riorganizzando i testi dei poeti e dei filosofi arcaici intorno ai miti di Dioniso, di Apollo, di Orfeo...</strong><br />
<u>La Repubblica, 15 settembre 1977</u><br />
GIORGIO COLLI, 60 anni, &#232; professore di filosofia antica all'Universit&#224; di Pisa. Ha consegnato il suo pensiero a un libro uscito nel '68, <em>La filosofia dell'espressione</em>, e l'ha nutrito, negli anni, con alcune straordinarie fatiche editoriali. Basti pensare all'edizione einaudiana della <em>Logica</em> di Aristotele e all'edizione critica di Nietzsche, uscita da Adelphi. Oggi, sempre da Adelphi, esce il primo volume di una nuova impresa. <em>La sapienza greca </em>(pagg. 469, lire 38.000). Un'edizione critica dei testi dei pensatori greci antichi, dei presocratici, come abbiamo imparato a chiamarli a scuola. Cos&#236; li chiamava il Diels, il grande filologo tedesco che ne ha dato, pi&#249; di settant'anni fa, un'edizione la quale resta il termine di paragone obbligato per l'edizione del Colli.<br />
<strong>Innanzi tutto, professore, perch&#233; lei dice sapienti, e non presocratici?</strong><br />
&#171; Presocratici &#232; un termine che da una' definizione solo temporale, &#232; una designazione in negativo, che implica un interesse per quello che &#232; venuto dopo, la filosofia di Platone e di Aristotele. Ma nel ricostruire la sapienza greca io non mi interesso di quello che chiamano filosofia. La filosofia &#232; un'invenzione di Platone, anche come sostantivo. Platone designa con questo termine il suo modo di esprimersi, e il dialogo, un genere letterario da lui introdotto, e collegato all'avvento della cultura scritta. La riforma di Platone ha vinto e ha cancellato quello che c'era prima. Platone per&#242; riconosce il passato, e distingue tra filosofia e "sofia", la sapienza degli antichi. Con Aristotele le cose cambiano, Aristotele parla con sufficienza degli antichi &#187;.<br />
La sua non &#232; una semplice raccolta di frammenti: presenta gi&#224; una scelta. E francamente non si capisce bene in base a quali criteri lei ritiene che certi frammenti vadano inclusi, e altri no. I filologi usano criteri interni ai testi, criteri linguistici. Lei come si muove?<br />
&#171; Io mi muovo in una prospettiva completamente diversa. Perch&#233; se quel che si chiama filosofia &#232; solo la prospettiva aperta da Platone, io mi chiedo: che cosa abbiamo perduto? Cosa c'era, prima? Possiamo recuperare qualcosa? Vede che il problema va ben oltre un'edizione erudita. Poich&#233; non ritengo che la filosofia platonica sia il culmine della sapienza greca conduco la mia ricerca in una prospettiva che capovolge i giudizi di valore. Il precursore &#232; Nietzsche, che parla dei presocratici come culmine della civilt&#224; greca in relazione alla tragedia. A me interessano in relazione alla "conoscenza" &#187;.<br />
Ma in concreto, pu&#242; dire perch&#233; delle &#171; Baccanti &#187; di Euripide, in relazione al culto dionisiaco, lei sceglie certi brani e non altri?<br />
&#171; Ma perch&#233; io cerco di tornare all'origine, di penetrare da cosa. pu&#242; essere nato il mon&#173;do della sapienza. Cerco lo sfondo collettivo, di immagini e di pensieri da cui pu&#242; essere emersa la personalit&#224; dei sapienti. Quindi, cerco le testimonianze sulla religione greca, che &#232; il collegamento primordiale tra la sapienza e certi miti religiosi. Per tornare alle <em>Baccanti,</em> ho scelto quei brani di Euripide in cui compaiono miti, d&#232;i, che si collegano alla sapienza &#187;.<br />
La sua insomma &#232; un'edizione molto soggettiva.<br />
&#171; Soggettiva, ma in un mondo in cui l'oggettivit&#224; non esiste. Crede che i criteri che si usavano alla fine dell'800 fossero meno soggettivi? Io lo dimostro, che Aristotele ha falsificato la filosofia dei sapienti. E poi naturalmente vado a cercare i testi, alla ricerca di quel che pu&#242; essere stata l'origine di questa sapienza. Nel capitolo su Dioniso non riporto neppure le testimonianze cretesi sull'antichit&#224; di quel culto che pure cito nell'introduzione. E questo perch&#233; non sono testimonianze sapienziali. Riporto invece tutto quel che si collega alla sapienza, attraverso la tematica della conoscenza, della follia, che &#232; precisamente lo stato da cui emerge la sapienza &#187;.<br />
La sua edizione presenta novit&#224; dal punto di vista filologico? Testi inediti in altre raccolte, o migliorati?<br />
&#171; I testi li pubblico filologicamente, e se guarda l'apparato critico vedr&#224; molti passi che ho ricostruito in modo diverso da altri. E trover&#224; anche testi che il Diels non ha riportato &#187;.<br />
Lei da oggettivit&#224; al mondo di miti che presenta, arriva a parlare di Orfeo come di un individuo...<br />
&#171; E' molto probabile che Orfeo non sia esistito, come Omero. Ma mi sembra legittimo dire Orfeo anzich&#233; poesia orfica. I testi orfici sono molto importanti, e sono sempre stati studiati, parlano della dottrina dell'aldil&#224;, della conoscenza suprema. Se sapere &#232; conoscere, se per questo strato di civilt&#224; la conoscenza &#232; quella che esce da queste testimonianze, forse possiamo capire cosa poteva essere, allora, la sapienza &#187;.<br />
Lei non accenna mai al significato storico-sociologico dei culti. Non sente il bisogno di polemizzare con chi sostiene, per esempio, che il culto di Apollo era una religione sacerdotale, che il culto di Dioniso era la religione degli schiavi?<br />
Colli sorride: &#171; Dello storicismo mi son liberato fin da ragazzo. Lo storicismo non. &#232; un gran fenomeno. E ha ragione Schopenhauer, quando dice che la storia &#232; un'illusione dell'uomo. Vede, i concetti collettivi non colgono l'essenza delle cose, che &#232; individuale, e al di l&#224; dell'individuo, che &#232; gi&#224; un'illusione &#187;.<br />
<strong>Che cosa non &#232; illusorio? </strong><br />
&#171; L'immediato, quel che c'&#232; prima di tutto. Ma torniamo ai greci &#187;.<br />
Bene. Vediamo di riassumere. Lei in questa edizione attualizza la conoscenza sapienziale, non la colloca storicamente, le d&#224; oggettivit&#224;, la descrive con una lingua mutuata dalla tradizione mistica europea. Vuole dimostrare che la conoscenza sapienziale ha una validit&#224; maggiore della conoscenza filosofica e di quella scientifica? Perch&#233; non lo dice apertamente, perch&#233; non entra nel merito della verit&#224; di questa conoscenza?<br />
&#171; Non mi sembra che questo sia il compito di un'edizione critica. Con questo lavoro ho solo cercato di tirar fuori i modelli del mito greco, di ricostruire delle immagini. E questo fatto, che lei chiama dare oggettivit&#224; ai miti, pu&#242; coincidere con una mia adesione. Ma questa edizione l'ho fatta solo per permettere che ci si avvicini alla sapienza greca. Per questo mi sono preoccupato di rendere il testo leggibile. Il testo greco &#232; in edizione critica ma le traduzioni sono autonome, le pu&#242; leggere chiunque &#187;.<br />
<strong>Che accoglienza si aspetta, dagli specialisti?</strong><br />
&#171; E' difficile dire, ma credo che soprattutto all'estero l'edizione susciter&#224; dell'interesse, e forse nemmeno in Italia sar&#224; messa al bando. Ormai ci sono molti studi sulla religione greca, e Nietzsche non &#232; pi&#249; guardato con sospetto. Ma sa, credo che anche i filologi siano pi&#249; aperti a queste problematiche, oggi &#187;.<br />
<a id="titelanker2"></a><h2>I sapienti non erano all'opposizione</h2>
<strong>INTERVISTA A GIORGIO COLLI AUTORE DI UN'OPERA SULLE ORIGINI DEL PENSIERO GRECO</strong><br />
<em>di Giulio Nascimbeni</em><br />
<u>Corriere della Sera, 17 settembre 1977</u><br />
MILANO - La persona che sto per intervistare abita da anni e abiter&#224; ancora per anni nella Grecia del settimo, sesto e quinto secolo avanti Cristo. La persona si chiama Giorgio Colli, si esprime con accento piemontese, vive a Firenze, insegna filosofia antica all'universit&#224; di Pisa, ha gi&#224; legato il suo nome all'edizione Adelphi delle opere di Nietzsche. La metafora della remota residenza cui ho accennato, non &#232; la banale etichetta che si pu&#242; applicare a chiunque esplori sepolte civilt&#224;. Colli non mi sembra un esploratore, ma un abitante vero e proprio che volentieri risponderebbe in greco alle mie domande. Diventa esploratore, semmai, quando gira nelle citt&#224; di oggi. Qui sono i pi&#249; impenetrabili enigmi. Gli altri, i lontanissimi enigmi, sono il suo alfabeto quotidiano.<br />
Colli &#232; il solitario autore di un'opera, &#171;La sapienza greca&#187;, che &#232; prevista in undici volumi, al ritmo di pubblicazione di un volume l'anno. Il primo &#232; uscito in questi giorni (Adelphi, pagine 472, lire 38.000). Per &#171;sapienza greca&#187; s'intende tutto ci&#242; che sta alle origini del pensiero greco, &#171;i documenti del primo apparire d'una grande esperienza conoscitiva &#187;. Di solito, questi lontanissimi pensatori (Talete, Anassimandro, Pitagora, Eraclito, Parmenide, Zenone, Empedocle, Anassagora, Gorgia...) sono indicati come &#171;i presocratici&#187;, cio&#232; quelli venuti prima di Socrate. La espressione, secondo Colli, &#232; riduttiva. I greci li chiamavano &#171;sapienti&#187;, e &#171;sapienti&#187; devono restare. Dicendo &#171;presocratici&#187;, li si trasforma in depositari di una visione ingenua del mondo, in vecchi fanciulli con qualche intuizione.<br />
<a id="titelanker3"></a><h4>Da un'et&#224; diversa</h4>
Forse mai come in questi ultimi mesi la parola &#171; filosofia &#187; &#232; stata presente nelle cronache. Quello dei &#171; nuovi filosofi &#187; francesi &#232; un po' il caso dell'anno insieme con i duelli all'ultima battuta sul coraggio dell'intellettuale. A Colli non mi provo nemmeno a ricordare queste cose. In un suo libretto del '75, &#171;La nascita della filosofia&#187;, dopo aver parlato anche l&#224; degli amatissimi &#171; sapienti&#187;, scrisse: &#171;Nel momento stesso in cui la filosofia nasce, noi l'abbandoniamo&#187; perch&#233; essa altro non &#232; che un &#171;virgulto presto intristito&#187;. Il filosofo, per definizione etimologica, &#232; &#171;amante della sapienza&#187;, quindi &#232; uno che non possiede la sapienza.<br />
E' possibile tentare un ritratto di questi &#171;sapienti &#187; che tenga conto del fatto che noi guardiamo a loro da un'et&#224; abissalmente diversa?<br />
&#171; Metterei in rilievo una prima, enorme differenza. In quella civilt&#224; il grande individuo non appare in opposizione con la sua societ&#224;, tra l'individuo e la societ&#224; c'&#232; un rapporto armonioso perch&#233; discendono da fonti comuni. Nella nostra epoca negli ultimi secoli, il grande individuo &#232; sempre stato in opposizione: o perch&#233; precorre i tempi o perch&#233; sostiene valori che sono il contrario di quelli sostenuti dalla societ&#224;. Il "sapiente" non &#232; un individuo messo al bando o che decide di mettersi al bando: la sua &#232; la situazione dell'individuo che eccelle&#187;.<br />
Perch&#233; &#232; ancora possibile, dopo millenni, affrontare il mondo dei &#171;sapienti&#187; con una sensazione di novit&#224; e di scoperta?<br />
&#171; Nel mondo dei "sapienti" non c'era, se non eccezionalmente, l'uso della scrittura. Il loro modo di esprimersi era eminentemente orale. Tutto lo sviluppo della filosofia occidentale non &#232; stato altro che lo sviluppo dell'opera di Platone e Aristotele che avevano introdotto la forma espressiva della scrittura. I contenuti delle opere di Platone e Aristotele sono alla base di tutta la successiva filosofia, ma erano diversi dai contenuti dei "sapienti". Questa riflessione dovrebbe avere un'importanza primaria: si apre una prospettiva che va al di l&#224; delle prospettive precedenti. Qui si mette in crisi la filosofia come tale, tutta la tradizione occidentale. Noi continuiamo a discutere su cose che derivano da un fenomeno di decadenza &#187;.<br />
<a id="titelanker4"></a><h4>Col loro linguaggio</h4>
La filosofia &#232; morta nel momento in cui &#232; nata: questo mi sembra il senso della sua risposta. O forse - altra possibile interpretazione - la filosofia &#232; un genere letterario. Ma da quale strada si arriva a conoscere i &#171;sapienti&#187; se non esiste documentazione scritta?<br />
&#171; La mia &#232; una raccolta di frammenti: di nessuno di questi personaggi esiste l'opera completa. Troviamo citazioni originali presso autori posteriori. Spesso i frammenti sono davvero miserandi &#187;.<br />
Come ha fatto per ricuperare in modo attendibile o sicuro queste voci disperse?<br />
&#171;Ho cercato di far parlare questi greci col loro linguaggio. Nelle traduzioni non seguo l'uso moderno e tecnico della filosofia. Dico una cosa: se stabiliamo che con Platone e con la scrittura &#232; andato perduto un mondo, &#232; quel. mondo che va ricuperato. Sono andato "alle spalle" di questi sapienti. Andare "alle spalle" significa occuparsi degli d&#232;i e del miti sugli d&#232;i. E' di l&#236; che nasce questa sapienza &#187;. <br />
Lei ha scritto che non vanno dimenticate le ambizioni politiche di Platone e che i &#171;sapienti&#187; non avevano conosciuto queste ambizioni: gli uomini di cultura di oggi le sembrano, pi&#249; vicini ai &#171;sapienti&#187; o a Platone? <br />
&#171; Il "sapiente" sta all'esterno rispetto alla politica perch&#233; ritiene che la conoscenza sia superiore all'azione. La politica si rivolgeva al "sapiente" come a qualcosa di superiore, per avere le leggi. Platone vuole invece essere il riformatore dello Stato, vorrebbe imporre alla sfera politica un governo dei filosofi. Nella nostra tradizione l'uomo di cultura &#232; in generale soggetto allo Stato, anche se pu&#242; sembrare il contrario. C'&#232; una subordinazione della cultura allo Stato. E chi si mette in posizione isolata &#232; liquidato con la definizione di "non impegnato": la politica d&#224; a colui che non accetta la cattiva coscienza di essere uno che non accetta. Ma non mi faccia pi&#249; domande sul mondo d'oggi &#187;<br />
<a id="titelanker5"></a><h2>Il ritorno di Nietzsche</h2>
<strong>Il grande pensatore tedesco, quasi innominabile fino a qualche anno fa, &#232; tornato alla ribalta del pensiero europeo. Quali sono le ragioni di questa riscoperta?</strong><br />
<em>di Massimo Fini</em><br />
Estratto da <u>L'Europeo, n. 39, 30 settembre 1977</u><br />
Per cercare di comprendere Nietzsche e il suo tormentato cammino nella storia del pensiero europeo abbiamo interpellato due studiosi di estrazione diversa. Il professor Giorgio Colli, ordinario di filosofia antica a Pisa e realizzatore, insieme a Mazzino Montinari, dell'edizione critica delle opere di Nietzsche pubblicata da Adelphi, e Mario Spinella, comunista, redattore di <em>Rinascita,</em> studioso di letteratura tedesca.<br />
Professor Colli, l'ostilit&#224; a Nietzsche risale a molto lontano ed &#232; precedente all'utilizzazione che ne fecero nazismo e fascismo. A che cosa &#232; dovuta?<br />
&#171; Innanzi tutto agli stessi tedeschi. Nietzsche espresse critiche dure, spietate alla Germania dei suoi tempi, al nazionalismo, all'impero, a Bismarck, soprattutto scardin&#242; nel profondo il mito della superiorit&#224; della cultura e della letteratura tedesca. Se si pensa che cosa era di colossale la Germania del 1870 fu un atto di grande coraggio. E i tedeschi non glielo perdonarono mai. In secondo luogo Nietzsche &#232; stato il massimo critico del cristianesimo e della morale cristiana. A questo si aggiunga che Nietzsche non &#232; tenero nemmeno col socialismo, che lui considera l'ultimo travestimento del cristianesimo. Mi pare che sia abbastanza per capire il perch&#233; di questa ostilit&#224; &#187;.<br />
E cosi, paradossalmente, Nietzsche &#232; finito nelle mani rozze dei fascisti e dei nazisti. &#200; un'appropriazione debita o indebita?<br />
&#171; Direi che si tratta di un'appropriazione indebita. Favorita anche da circostanze particolari e contingenti. Dal fatto, per esempio, che la sorella, per ingraziarsi Hitler e ottenere i fondi per l'archivio-Nietzsche, ne falsific&#242; disinvoltamente i testi in senso antisemita. O dal fatto che Nietzsche pass&#242; in Italia attraverso il filtro di D'Annunzio. Ci&#242; che pu&#242; avere sedotto i nazifascisti &#232; la polemica di Nietzsche contro il mondo moderno, la civilt&#224; del benessere, l'egualitarismo. Ma ci&#242; che i nazifascisti non capirono, o fecero finta di non capire, &#232; che questo attacco al mondo moderno non conduceva affatto, nel pensiero di Nietzsche, allo stato totalitario. Al contrario &#187;.<br />
Al fraintendimento di Nietzsche hanno contribuito alcune formule stereotipe come &#171;superuomo&#187;, &#171;volont&#224; di potenza&#187;. Cosa significano in realt&#224;?<br />
&#171; &#200; difficilissimo razionalizzare che cosa sia il "superuomo". Quel che mi sento di dire &#232; che il "superuomo" non &#232; n&#233; una teoria biologica o evoluzionistica o razzistica n&#233; una casta dominante, n&#233; un progetto concreto. Il superuomo &#232; un mito. In quanto mito ci si possono vedere molte cose. Io, che sono uno studioso classico, vi vedo un ritorno all'uomo greco, a quel miracolo storico che fu il mondo greco.<br />
&#171; In quanto alla "volont&#224; di potenza" la sua importanza nel pensiero di Nietzsche &#232; stata molto esagerata. In realt&#224; Nietzsche non ha mai pubblicato nulla sulla "volont&#224; di potenza". Questa espressione si trova solo nei suoi ultimi appunti ed &#232; il tentativo di razionalizzare il mito orgiastico di Dioniso. Ma poi Nietzsche cap&#236; che era una contraddizione in termini e non ne fece nulla. A questo proposito vorrei fare una precisazione. Secondo me si travisa sempre Nietzsche se lo si vuole interpretare in chiave politica, sia a destra che a sinistra. Per esempio Massimo Cacciari e i "nouveaux philosophes" lo utilizzano oggi come distruttore, ma per fini politici. &#200; un errore. Nietzsche &#232; molto al di l&#224; del fatto politico. Il Nietzsche pi&#249; fecondo non &#232; quello politico. Ma &#232; il rivelatore della grandezza del mondo greco, lo scopritore di Dioniso &#187;.<br />
<strong>Che cosa rappresenta la figura di Dioniso nella filosofia niciana?</strong><br />
&#171; &#200; una questione molto complessa perch&#233; Dioniso &#232; presente in tutta l'opera niciana dalla prima all'ultima parola. Comunque, in sintesi, inizialmente, per Nietzsche (qui ancora sotto l'influsso di Schopenhauer), l'orgiasmo di Dioniso &#232; l'intuizione del dolore del mondo, dell'angoscia e della insostenibilit&#224; di questo dolore, di questa angoscia. In un secondo tempo questo dolore si stempera, si scarica nel mondo apollineo, cio&#232; nell'armonia, nel mito, nella rappresentazione, nella tragedia greca. Infine, man mano che Nietzsche si stacca da Schopenhauer, Dioniso diventa il dio della vita, della primordialit&#224;, dell'impulso immediato, non ancora o non pi&#249; riflesso in alcuna rappresentazione, non pi&#249; dolore, ma dolore e gioia insieme pienamente accettati, pienezza di vita che &#232; anteriore a ogni rappresentazione razionale, morale, politica o, meglio, che ha superato queste rappresentazioni. Questo &#232;, a parer mio, il. messaggio positivo che questo grande nichilista ci ha lasciato. Ovviamente per intenderlo bisogna ragionare non in decenni ma, come Nietzsche stesso pretendeva, in millenni &#187;.</div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
	<dc:contributor>AndreaRossato</dc:contributor>
	<dc:date>2004-12-18T11:38:56+02:00</dc:date>
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