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<title>[IstitutoGiorgioColli] GiorgioColliRicordo</title>
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<description>[IstitutoGiorgioColli] - This channel will provide information on changes to GiorgioColliRicordo</description>
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<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
<dc:date>2008-07-05T18:37+02:00</dc:date>
<dc:rights>Copyright (C) 2000 - 2008 IstitutoGiorgioColli. Verbatim copying and distribution of this site are permitted worldwide without royalty in any medium provided this notice is preserved. Modifications may occur only on this site.</dc:rights>
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	<title>GiorgioColliRicordo</title>
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	<description>Changes to GiorgioColliRicordo made by AndreaRossato on Sat, 18 Dec 2004, 11:36:01 +0100</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><h1>In ricordo di Giorgio Colli</h1>
<em>di Andrea Rossato</em><br />
Cent'anni or sono, dopo una malattia, vera o presunta, che lo tacit&#242; per gli ultimi undici anni della sua vita, moriva Friedrich Nietzsche, nobiluomo polacco da parte di padre e filosofo tedesco da parte di sorella.<br />
Non &#232; nostro desiderio ricordare oggi la figura di Nietzsche, lasciamo ad altri pi&#249; esperto il difficile compito. Vogliamo invece ricordare, e ci pare l'occasione non sia inappropiata, Giorgio Colli, la cui esistenza &#232; tanto intrecciata a quella del filosofo di R&#246;cken.<br />
Colli, nato a Torino nel 1917, scomparve il 6 gennaio 1979. Il giorno successivo di novant'anni prima Overbeck partiva, su segnalazione di Jackop Burckhardt, alla volta della citt&#224; sabauda per recuperare l'amico ormai definitivamente consegnato al silenzio della follia. Ed al medesimo ingrato silenzio fu consegnata anche l'opera e l'intera esistenza di Colli. Tale silenzio &#232; divenuto oggi imbarazzante, e non tanto per il contributo che il filosofo torinese diede alla scoperta di Nietzsche, affogato dalle interessate interpretazioni dell'Archivio elisabettiano, custode dell'ortodossia; ma specialmente per il contributo originale di Colli e per quell'opera straordinaria, profonda e lieve, oscura e luminosa al contempo, la Filosofia dell'espressione, Si potr&#224; obiettare che proprio le difficolt&#224; che la comprensione della visione colliana pone al lettore pu&#242; essere la spiegazione di un insuccesso annunciato: i quaderni postumi, meritoriamente pubblicati da uno dei figli di Colli, Enrico, mostrano come l'autore non si attendesse certo uno sconvolgimento delle categorie della cultura filosofica allora, ed ancor oggi, dominante. &#200; per&#242; necessario ricordare come, a trentun anni dalla pubblicazione dell'opera, si segnalino un paio di contributi ed un'unica tesi di laurea - a meno di nostri possibili errori - dedicati alla speculazione teoretica del nostro Autore. Da parte delle autorit&#224; filosofiche del paese, salvo qualche rara esigenza di polemica contro aspetti filologici dell'opera critica sui testi nietszchiani - magari al fine di poter ripubblicare quel pasticcio che circola con il nome di Volont&#224; di potenza -, il silenzio ed il disinteresse sono l'unica nota costante.<br />
Inattualit&#224;. Una formula biforcuta. Essa sta a denotare, infatti, sia l'atteggiamento di chi, con sovrano distacco, decida di distogliere lo sguardo dal proprio presente per cercare altrove una voce con cui discutere, sia una sorta di idiosincratica impossibilit&#224; a comunicare con i propri contemporanei o, se si preferisce, una mal celata incapacit&#224; di fornire risposte all'attualit&#224;. Giorgio Colli fu senz'altro inattuale nel primo senso dell'accezione, ma ci&#242; non esaurisce la sua personalit&#224; e non rende giustizia al suo lavoro. Egli pubblic&#242; moltissimo - ricordiamo il progetto, curato per Boringhieri, di un'Enciclopedia di Autori classici, - e poco importa se le parole ed i pensieri da lui pubblicati appartenessero ad altri: il suo lavoro filologico sui sapienti greci non era il trastullo antiquario di un disadattato. Vien da pensare che le sue affermazioni circa la natura falsificante dell'espressione scritta celassero un personale disagio a fissare su carta, in maniera indelebile, risultati forse solo provvisoriamente raggiunti: non stupisce quindi che il primo frammento dei quaderni postumi pubblicati, datato 6 maggio 1955, gi&#224; contenga, tra le proposizioni fondamentali di un sistema di logica, la legge generale della deduzione - denominata ancora teorema di Colli - accompagnata dalla sua dimostrazione: il cuore della speculazione logica colliana.<br />
La data di questo frammento &#232; altres&#236; significativa. La prima opera, pubblicata nel 1948 in soli 500 esemplari, intitolata Physis kryptesthai philei, e ripubblicata dal figlio nel 1988 con il titolo tradotto - La natura ama nascondersi - ed una serie di utili apparati, serv&#236; al nostro autore per ottenere la libera docenza e l'incarico presso l'Universit&#224; di Pisa, nella quale insegn&#242; tutta una vita. La passione per la filosofia presocratica apparteneva gi&#224; agli anni giovanili del liceo, come testimoniano i ricordi della moglie. L'incontro con Solari, alla Facolt&#224; di giurisprudenza dell'ateneo torinese, rafforz&#242; e approfond&#236; tale passione: la tesi di laurea sar&#224; dedicata al pensiero politico dell'amato Platone: &#171;in lui confluiscono e si unificano tutte le creazioni spirituali del V e VI secolo, filosofia, arte e religione&#187; si legge in &#171;Lo sviluppo del pensiero politico di Platone&#187;, articolo derivato dalla tesi di laurea e pubblicato nel 1939 nella Nuova rivista storica. Nella biblioteca dedicata al nome del maestro ancor oggi &#232; consultabile un estratto, appartenuto a Gioele Solari, recante la dedica del giovane Colli al &#171;paterno maestro con grande riconoscenza&#187;.<br />
L'opera cui si accennava, scritta chiaramente per un pubblico specialistico, rimane per&#242; ancorata alla tradizione kantiana e schopenaueriana: l'elemento logico peculiare della speculazione preplatonica, determinate nella formazione del suo sistema, viene ancora trascurato, forse non padroneggiato. Lo studio dell'Organon aristotelico, che Colli tradurr&#224; negli anni seguenti e pubblicher&#224; per Einaudi nel 1955, rappresenta il punto di svolta: la natura ed il ruolo della dialettica in Grecia vengono ridefiniti e lo sprezzante giudizio di Nietzsche irrevocabilmente rifiutato. &#200; degno di menzione il fatto che il risultato raggiunto non venga consegnato alle stampe per opposizione di Norbeto Bobbio, allora redattore all'Einaudi (cfr. Colli, Zenone di Elea, Milano, 1998, nota 11, pag. 154 ove il passo censurato viene riportato: la questione &#232; stata risollevata da Banfi nell'appendice alla sua tesi di laurea Contatto e dialettica nel pensiero di G. Colli, Milano A.A. 1995-96).<br />
Gli anni successivi furono dedicati alla monumentale traduzione della Critica della ragione pura, uscita nel 1957, e quindi all'edizione completa delle opere di Nietzsche. Questo fu un periodo intenso ed estremamente fecondo. Una luce su questi anni &#232; gettata dai quaderni postumi, ma molto pi&#249; preziose ci appaiono le lezioni universitarie su Zenone, Gorgia e Parmenide tenute a met&#224; degli anni sessanta, la cui pubblicazione continua ad apparire prossima (solo il volume su Zenone &#232; stato stampato). Le altro lezioni pubblicate ed in corso di ripubblicazione, su Empedocle e sul Parmenide platonico, risalgono infatti agli anni 1948-1950.<br />
In queste lezioni ci&#242; che successivamente verr&#224; designato come logos autentico viene minuziosamente ricostruito attraverso sporadici &#171;frammenti della vita che &#232; stata di alcuni tra questi Greci antichi&#187;. E se la ricostruzione di interiorit&#224; obliate dal tempo, di cui questi frammenti sono lontana testimonianza ed eco, ha un valore filosofico in s&#233; (&#171;in tal modo l'espressione umana diventa materiale diretto di filosofia, costituisce cio&#232; una parte rilevante di quell'oggetto universale onde il filosofo deve trarre la sua visione del mondo&#187;), essa rappresenta pur sempre un presupposto che deve sfociare in una visione totale, per quanto la totalit&#224; sia destinata a rimanere anelito e tensione.<br />
La Filosofia dell'espressione &#232; il tentativo di una visione totale e sinottica. Soggetto, oggetto, rappresentazione, conoscenza, necessit&#224;, negazione, qualit&#224; e modalit&#224; dei giudizi, questi alcuni dei temi trattati. L'impressione generale di chi si accosti a questo scritto &#232; di sconcerto: ci&#242; che Nietzsche vagheggiava con la formula grande filosofia, intendendo il riappropiarsi ad opera del filosofo di temi e problemi fagocitati dall'imperialismo della scienza - si pensi alla psicologia o all'economia nel campo delle cosiddette scienze umane - prende sembianza con parole pacate. Le asperit&#224; teoriche che gi&#224; Nietzsche nella sua ultima fiammata speculativa dava prova di aver superato - soggetto e volont&#224; - sono definitivamente demolite.<br />
Il problema della volont&#224; merita un breve approfondimento. Nell'Anticristo si leggono parole che paiono poco intonarsi con i progetti che Nietszche aveva coltivato dopo la Genealogia della morale e che solo i suoi esecutori testamentari restituiranno alla storia delle idee:&#171;un tempo si dava all'uomo, come sua dote discendente da un ordinamento superiore, il 'libero volere': oggi gli abbiamo tolto anche la volont&#224;, nel senso che sotto questo termine non si pu&#242; pi&#249; intendere una facolt&#224;. La vecchia parola 'volont&#224;' serve soltanto a contrassegnare una risultante, una sorta di reazione individuale che consegue necessariamente a una quantit&#224; di stimoli in parte contraddittori, in parte concordanti - la volont&#224; non 'agisce' pi&#249;, non 'muove' pi&#249;...&#187; Ci&#242; pare contraddire la visione di uno sfondo metafisico concepito come molteplicit&#224; di volont&#224; di potenza. Tale concezione implica, annota Colli, la necessit&#224; di un soggetto sostanziale portatore di tale volont&#224;, con le conseguenze che ci&#242; importa. &#200; possibile che Nietzsche abbia deliberatamente abbandonato tale concezione per i problemi teoretici che essa comporta? Quel che qui importa &#232; che Colli condusse sino in fondo il discorso, arrivando a rigettare il concetto stesso di soggetto, in quanto designazione di alcunch&#233; di affatto illusorio: se la rappresentazione viene concepita come una relazione tra soggetto ed oggetto, allor quando si voglia investigare il primo esso diviene a sua volta oggetto per un soggetto ulteriore, che ancora si nasconde alla nostra vista. In ultima analisi, conclude Colli, &#171;di fronte alla sua fuga indefinita come di un'immagine in uno specchio&#187;, al soggetto deve essere riconosciuta la natura di elemento comune alle rappresentazioni, il loro nesso, che ne rende possibile un confronto.<br />
Il soggetto, come sostanza portatrice di conoscenza ed azione, sparisce dall'orizzonte speculativo, e con esso il problema, da Schopenhauer giudicato insuperabile, del solipsismo. L'analisi della rappresentazione viene quindi condotta con riguardo al solo oggetto, e tutta la conoscenza, in quanto rappresentazione, viene ricondotta ad una relazione tra oggetti<br />
Colli non si sottrae all'analisi dei fondamenti metafisici della propria teoria. Se la rappresentazione &#232; una 'rievocazione' secondo una prospettiva, cui diamo provvisoriamente il nome di soggetto, considerata nella sua semplicit&#224;, o, per citare il nostro autore, 'secondo il complesso delle prospettive, come rappresentabilit&#224;', la sua natura - manifestare, accennare ad altro - viene meglio colta dal termine espressione. Tale termine sta ad indicare da un lato l'eterogeneit&#224; tra la rappresentazione ed il suo oggetto, per cui la prima, vista dal suo lato sostanziale, &#232; colta come manifestazione di qualcos'altro che precede, che sta sotto, che viene, appunto, da questa espresso; dall'altro il riferimento a qualcosa che si nasconde alla rappresentazione, la parte propriamente non esprimibile. Il fondo extrarappresentativo &#232; il termine metafisico di ogni teoria della conoscenza.<br />
&#171;La rappresentazione &#232; un dato, l'espressione un'ipotesi, un'interpretazione che viene giustificata dal meccanismo primigenio della memoria&#187;: se si volesse avere un'immagine bruta del concetto di espressione si potrebbe chiamare in causa l'impressione sensoriale, o, per dirla con le parole di un pensatore che a noi pare, per alcuni risultati, vicino al nostro - il von Hayek di Sensory Order - l'impulso conseguente ad uno stimolo, che la memoria testimonia, esprime, manifesta.<br />
Tale accostamento tra Colli ed il pensatore austriaco premio Nobel per l'economia, pu&#242; apparire stravagante ed inappropiato. La Filosofia dell'espressione si apre infatti con un'accusa alla filosofia moderna, l'aver &#171;creduto che prendere d'assalto la cittadella della conoscenza risulti agevole, quando si sia capaci di entrare nell'intimo del soggetto, di sviscerarne il meccanismo da cui sgorgano le rappresentazioni del mondo esterno&#187;. L'ordine sensoriale rappresenta forse il tentativo pi&#249; riuscito di &#171;psicologizzazione della filosofia teoretica&#187;. Il problema che in esso l'autore cerca di risolvere &#232; come, all'interno di una porzione dell'ordine fisico, a partire da relazioni tra oggetti di quest'ordine, possa costituirsi una 'mappa' dell'ordine fisico complessivo, mappa che ha caratteristiche diverse da una descrizione fisica - in termini cio&#232; di relazioni tra oggetti - dell'ordine stesso, ci&#242; che Von Hayek chiama l'ordine sensoriale o, altre volte, l'ordine qualitativo del mondo. Il dato primitivo sul quale l'autore austriaco fonda la propria teoria &#232; l'impulso, o pi&#249; propriamente lo stimolo prossimale, ovvero &#171;l'ultimo evento fisico noto di quella catena che conduce alla generazione dell'impulso&#187;. Si vede qui operante quello che potremmo definire un pregiudizio realista, d'altro canto si deve tener a mente il pubblico al quale l'autore si rivolgeva. I risultati ai quali si perviene sono per&#242; tutt'altro che realisti: &#171;ogni volta che noi studiamo differenze qualitative tra esperienze studiamo eventi mentali e non fisici, e gran parte di quanto crediamo di conoscere circa il mondo esterno, &#232;, di fatto, conoscenza di noi stessi&#187; (p. 30). Il presupposto dal quale Von Hayek infatti prende le mosse &#232; che non viene dato riconoscimento ad &#171;alcuna corrispondenza tra gli attributi dell'impulso individuale e gli attributi dello stimolo che lo ha causato o gli attributi della qualit&#224; sensoriale che esso evoca&#187; (p. 94). In altri termini anche Von Hayek deve riconoscere che vi &#232; un limite invalicabile, ci&#242; che Colli designa con il termine contatto, che sfugge alla sfera rappresentativa. Scrive Colli: &#171;nella bruta impressione sensoriale soggetto ed oggetto sembrano confondersi, ma gi&#224; la sua localizzazione in un organo di senso avverte che le condizioni rappresentative sussistono ancora e il distacco permane. L'impressione sensoriale rimanda dunque a un fondamento ulteriore&#187;. Ma l'analogia tra i due autori potrebbe continuare a partire dalla prevalenza che entrambi postulano dell'astratto sul concreto, che dal primo prende forma attraverso ci&#242; che Von Hayek chiama la classificazione (multipla) degli impulsi. E potremmo continuare.<br />
Non vogliamo qui suggerire una lettura psicologizzante di Colli, una sorta di sua attualizzazione, al fine di renderlo appetibile al lettore colto e moderno. Anche ci&#242; non coglierebbe la personalit&#224; del filosofo.<br />
&#200; per&#242; possibile tornare con occhio diverso sul problema della sua inattualit&#224;: l'accusa di incapacit&#224; di parlare al presente, accusa che la formula, abbiamo detto, pare suggerire, deve essere rovesciata: &#232; forse il presente che qui dimostra di non avere orecchie per intendere.<br />
Torniamo spesso a rileggere l'introduzione alla lettura de La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, ove Colli ricordava una polemica che dura da un secolo e mezzo: &#171;se negli ultimi centocinquant'anni non c'&#232; stato nessun filosofo che abbia esercitato un influsso cos&#236; potente sulla cultura, e non soltanto sulla cultura, come Hegel, obiettivamente si dovr&#224; ammettere che nello stesso periodo non c'&#232; stato nessun filosofo di prima grandezza, che rappresenti cos&#236; radicalmente come Schopenhauer l'antitesi di tutto ci&#242; che Hegel ha detto e suscitato [...] L'ora di Schopenhauer deve ancora venire, purch&#233; qualcuno sappia imporlo, con un po' di fortuna e di aiuto&#187;.<br />
Egli innalz&#242; quel vessillo, tra l'indifferenza generale.<br />
Trento, 25 agosto 2000</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><h1>In ricordo di Giorgio Colli</h1>
<em>di Andrea Rossato</em><br />
Cent'anni or sono, dopo una malattia, vera o presunta, che lo tacit&#242; per gli ultimi undici anni della sua vita, moriva Friedrich Nietzsche, nobiluomo polacco da parte di padre e filosofo tedesco da parte di sorella.<br />
Non &#232; nostro desiderio ricordare oggi la figura di Nietzsche, lasciamo ad altri pi&#249; esperto il difficile compito. Vogliamo invece ricordare, e ci pare l'occasione non sia inappropiata, Giorgio Colli, la cui esistenza &#232; tanto intrecciata a quella del filosofo di R&#246;cken.<br />
Colli, nato a Torino nel 1917, scomparve il 6 gennaio 1979. Il giorno successivo di novant'anni prima Overbeck partiva, su segnalazione di Jackop Burckhardt, alla volta della citt&#224; sabauda per recuperare l'amico ormai definitivamente consegnato al silenzio della follia. Ed al medesimo ingrato silenzio fu consegnata anche l'opera e l'intera esistenza di Colli. Tale silenzio &#232; divenuto oggi imbarazzante, e non tanto per il contributo che il filosofo torinese diede alla scoperta di Nietzsche, affogato dalle interessate interpretazioni dell'Archivio elisabettiano, custode dell'ortodossia; ma specialmente per il contributo originale di Colli e per quell'opera straordinaria, profonda e lieve, oscura e luminosa al contempo, la Filosofia dell'espressione, Si potr&#224; obiettare che proprio le difficolt&#224; che la comprensione della visione colliana pone al lettore pu&#242; essere la spiegazione di un insuccesso annunciato: i quaderni postumi, meritoriamente pubblicati da uno dei figli di Colli, Enrico, mostrano come l'autore non si attendesse certo uno sconvolgimento delle categorie della cultura filosofica allora, ed ancor oggi, dominante. &#200; per&#242; necessario ricordare come, a trentun anni dalla pubblicazione dell'opera, si segnalino un paio di contributi ed un'unica tesi di laurea - a meno di nostri possibili errori - dedicati alla speculazione teoretica del nostro Autore. Da parte delle autorit&#224; filosofiche del paese, salvo qualche rara esigenza di polemica contro aspetti filologici dell'opera critica sui testi nietszchiani - magari al fine di poter ripubblicare quel pasticcio che circola con il nome di Volont&#224; di potenza -, il silenzio ed il disinteresse sono l'unica nota costante.<br />
Inattualit&#224;. Una formula biforcuta. Essa sta a denotare, infatti, sia l'atteggiamento di chi, con sovrano distacco, decida di distogliere lo sguardo dal proprio presente per cercare altrove una voce con cui discutere, sia una sorta di idiosincratica impossibilit&#224; a comunicare con i propri contemporanei o, se si preferisce, una mal celata incapacit&#224; di fornire risposte all'attualit&#224;. Giorgio Colli fu senz'altro inattuale nel primo senso dell'accezione, ma ci&#242; non esaurisce la sua personalit&#224; e non rende giustizia al suo lavoro. Egli pubblic&#242; moltissimo - ricordiamo il progetto, curato per Boringhieri, di un'Enciclopedia di Autori classici, - e poco importa se le parole ed i pensieri da lui pubblicati appartenessero ad altri: il suo lavoro filologico sui sapienti greci non era il trastullo antiquario di un disadattato. Vien da pensare che le sue affermazioni circa la natura falsificante dell'espressione scritta celassero un personale disagio a fissare su carta, in maniera indelebile, risultati forse solo provvisoriamente raggiunti: non stupisce quindi che il primo frammento dei quaderni postumi pubblicati, datato 6 maggio 1955, gi&#224; contenga, tra le proposizioni fondamentali di un sistema di logica, la legge generale della deduzione - denominata ancora teorema di Colli - accompagnata dalla sua dimostrazione: il cuore della speculazione logica colliana.<br />
La data di questo frammento &#232; altres&#236; significativa. La prima opera, pubblicata nel 1948 in soli 500 esemplari, intitolata Physis kryptesthai philei, e ripubblicata dal figlio nel 1988 con il titolo tradotto - La natura ama nascondersi - ed una serie di utili apparati, serv&#236; al nostro autore per ottenere la libera docenza e l'incarico presso l'Universit&#224; di Pisa, nella quale insegn&#242; tutta una vita. La passione per la filosofia presocratica apparteneva gi&#224; agli anni giovanili del liceo, come testimoniano i ricordi della moglie. L'incontro con Solari, alla Facolt&#224; di giurisprudenza dell'ateneo torinese, rafforz&#242; e approfond&#236; tale passione: la tesi di laurea sar&#224; dedicata al pensiero politico dell'amato Platone: &#171;in lui confluiscono e si unificano tutte le creazioni spirituali del V e VI secolo, filosofia, arte e religione&#187; si legge in &#171;Lo sviluppo del pensiero politico di Platone&#187;, articolo derivato dalla tesi di laurea e pubblicato nel 1939 nella Nuova rivista storica. Nella biblioteca dedicata al nome del maestro ancor oggi &#232; consultabile un estratto, appartenuto a Gioele Solari, recante la dedica del giovane Colli al &#171;paterno maestro con grande riconoscenza&#187;.<br />
L'opera cui si accennava, scritta chiaramente per un pubblico specialistico, rimane per&#242; ancorata alla tradizione kantiana e schopenaueriana: l'elemento logico peculiare della speculazione preplatonica, determinate nella formazione del suo sistema, viene ancora trascurato, forse non padroneggiato. Lo studio dell'Organon aristotelico, che Colli tradurr&#224; negli anni seguenti e pubblicher&#224; per Einaudi nel 1955, rappresenta il punto di svolta: la natura ed il ruolo della dialettica in Grecia vengono ridefiniti e lo sprezzante giudizio di Nietzsche irrevocabilmente rifiutato. &#200; degno di menzione il fatto che il risultato raggiunto non venga consegnato alle stampe per opposizione di Norbeto Bobbio, allora redattore all'Einaudi (cfr. Colli, Zenone di Elea, Milano, 1998, nota 11, pag. 154 ove il passo censurato viene riportato: la questione &#232; stata risollevata da Banfi nell'appendice alla sua tesi di laurea Contatto e dialettica nel pensiero di G. Colli, Milano A.A. 1995-96).<br />
Gli anni successivi furono dedicati alla monumentale traduzione della Critica della ragione pura, uscita nel 1957, e quindi all'edizione completa delle opere di Nietzsche. Questo fu un periodo intenso ed estremamente fecondo. Una luce su questi anni &#232; gettata dai quaderni postumi, ma molto pi&#249; preziose ci appaiono le lezioni universitarie su Zenone, Gorgia e Parmenide tenute a met&#224; degli anni sessanta, la cui pubblicazione continua ad apparire prossima (solo il volume su Zenone &#232; stato stampato). Le altro lezioni pubblicate ed in corso di ripubblicazione, su Empedocle e sul Parmenide platonico, risalgono infatti agli anni 1948-1950.<br />
In queste lezioni ci&#242; che successivamente verr&#224; designato come logos autentico viene minuziosamente ricostruito attraverso sporadici &#171;frammenti della vita che &#232; stata di alcuni tra questi Greci antichi&#187;. E se la ricostruzione di interiorit&#224; obliate dal tempo, di cui questi frammenti sono lontana testimonianza ed eco, ha un valore filosofico in s&#233; (&#171;in tal modo l'espressione umana diventa materiale diretto di filosofia, costituisce cio&#232; una parte rilevante di quell'oggetto universale onde il filosofo deve trarre la sua visione del mondo&#187;), essa rappresenta pur sempre un presupposto che deve sfociare in una visione totale, per quanto la totalit&#224; sia destinata a rimanere anelito e tensione.<br />
La Filosofia dell'espressione &#232; il tentativo di una visione totale e sinottica. Soggetto, oggetto, rappresentazione, conoscenza, necessit&#224;, negazione, qualit&#224; e modalit&#224; dei giudizi, questi alcuni dei temi trattati. L'impressione generale di chi si accosti a questo scritto &#232; di sconcerto: ci&#242; che Nietzsche vagheggiava con la formula grande filosofia, intendendo il riappropiarsi ad opera del filosofo di temi e problemi fagocitati dall'imperialismo della scienza - si pensi alla psicologia o all'economia nel campo delle cosiddette scienze umane - prende sembianza con parole pacate. Le asperit&#224; teoriche che gi&#224; Nietzsche nella sua ultima fiammata speculativa dava prova di aver superato - soggetto e volont&#224; - sono definitivamente demolite.<br />
Il problema della volont&#224; merita un breve approfondimento. Nell'Anticristo si leggono parole che paiono poco intonarsi con i progetti che Nietszche aveva coltivato dopo la Genealogia della morale e che solo i suoi esecutori testamentari restituiranno alla storia delle idee:&#171;un tempo si dava all'uomo, come sua dote discendente da un ordinamento superiore, il 'libero volere': oggi gli abbiamo tolto anche la volont&#224;, nel senso che sotto questo termine non si pu&#242; pi&#249; intendere una facolt&#224;. La vecchia parola 'volont&#224;' serve soltanto a contrassegnare una risultante, una sorta di reazione individuale che consegue necessariamente a una quantit&#224; di stimoli in parte contraddittori, in parte concordanti - la volont&#224; non 'agisce' pi&#249;, non 'muove' pi&#249;...&#187; Ci&#242; pare contraddire la visione di uno sfondo metafisico concepito come molteplicit&#224; di volont&#224; di potenza. Tale concezione implica, annota Colli, la necessit&#224; di un soggetto sostanziale portatore di tale volont&#224;, con le conseguenze che ci&#242; importa. &#200; possibile che Nietzsche abbia deliberatamente abbandonato tale concezione per i problemi teoretici che essa comporta? Quel che qui importa &#232; che Colli condusse sino in fondo il discorso, arrivando a rigettare il concetto stesso di soggetto, in quanto designazione di alcunch&#233; di affatto illusorio: se la rappresentazione viene concepita come una relazione tra soggetto ed oggetto, allor quando si voglia investigare il primo esso diviene a sua volta oggetto per un soggetto ulteriore, che ancora si nasconde alla nostra vista. In ultima analisi, conclude Colli, &#171;di fronte alla sua fuga indefinita come di un'immagine in uno specchio&#187;, al soggetto deve essere riconosciuta la natura di elemento comune alle rappresentazioni, il loro nesso, che ne rende possibile un confronto.<br />
Il soggetto, come sostanza portatrice di conoscenza ed azione, sparisce dall'orizzonte speculativo, e con esso il problema, da Schopenhauer giudicato insuperabile, del solipsismo. L'analisi della rappresentazione viene quindi condotta con riguardo al solo oggetto, e tutta la conoscenza, in quanto rappresentazione, viene ricondotta ad una relazione tra oggetti<br />
Colli non si sottrae all'analisi dei fondamenti metafisici della propria teoria. Se la rappresentazione &#232; una 'rievocazione' secondo una prospettiva, cui diamo provvisoriamente il nome di soggetto, considerata nella sua semplicit&#224;, o, per citare il nostro autore, 'secondo il complesso delle prospettive, come rappresentabilit&#224;', la sua natura - manifestare, accennare ad altro - viene meglio colta dal termine espressione. Tale termine sta ad indicare da un lato l'eterogeneit&#224; tra la rappresentazione ed il suo oggetto, per cui la prima, vista dal suo lato sostanziale, &#232; colta come manifestazione di qualcos'altro che precede, che sta sotto, che viene, appunto, da questa espresso; dall'altro il riferimento a qualcosa che si nasconde alla rappresentazione, la parte propriamente non esprimibile. Il fondo extrarappresentativo &#232; il termine metafisico di ogni teoria della conoscenza.<br />
&#171;La rappresentazione &#232; un dato, l'espressione un'ipotesi, un'interpretazione che viene giustificata dal meccanismo primigenio della memoria&#187;: se si volesse avere un'immagine bruta del concetto di espressione si potrebbe chiamare in causa l'impressione sensoriale, o, per dirla con le parole di un pensatore che a noi pare, per alcuni risultati, vicino al nostro - il von Hayek di Sensory Order - l'impulso conseguente ad uno stimolo, che la memoria testimonia, esprime, manifesta.<br />
Tale accostamento tra Colli ed il pensatore austriaco premio Nobel per l'economia, pu&#242; apparire stravagante ed inappropiato. La Filosofia dell'espressione si apre infatti con un'accusa alla filosofia moderna, l'aver &#171;creduto che prendere d'assalto la cittadella della conoscenza risulti agevole, quando si sia capaci di entrare nell'intimo del soggetto, di sviscerarne il meccanismo da cui sgorgano le rappresentazioni del mondo esterno&#187;. L'ordine sensoriale rappresenta forse il tentativo pi&#249; riuscito di &#171;psicologizzazione della filosofia teoretica&#187;. Il problema che in esso l'autore cerca di risolvere &#232; come, all'interno di una porzione dell'ordine fisico, a partire da relazioni tra oggetti di quest'ordine, possa costituirsi una 'mappa' dell'ordine fisico complessivo, mappa che ha caratteristiche diverse da una descrizione fisica - in termini cio&#232; di relazioni tra oggetti - dell'ordine stesso, ci&#242; che Von Hayek chiama l'ordine sensoriale o, altre volte, l'ordine qualitativo del mondo. Il dato primitivo sul quale l'autore austriaco fonda la propria teoria &#232; l'impulso, o pi&#249; propriamente lo stimolo prossimale, ovvero &#171;l'ultimo evento fisico noto di quella catena che conduce alla generazione dell'impulso&#187;. Si vede qui operante quello che potremmo definire un pregiudizio realista, d'altro canto si deve tener a mente il pubblico al quale l'autore si rivolgeva. I risultati ai quali si perviene sono per&#242; tutt'altro che realisti: &#171;ogni volta che noi studiamo differenze qualitative tra esperienze studiamo eventi mentali e non fisici, e gran parte di quanto crediamo di conoscere circa il mondo esterno, &#232;, di fatto, conoscenza di noi stessi&#187; (p. 30). Il presupposto dal quale Von Hayek infatti prende le mosse &#232; che non viene dato riconoscimento ad &#171;alcuna corrispondenza tra gli attributi dell'impulso individuale e gli attributi dello stimolo che lo ha causato o gli attributi della qualit&#224; sensoriale che esso evoca&#187; (p. 94). In altri termini anche Von Hayek deve riconoscere che vi &#232; un limite invalicabile, ci&#242; che Colli designa con il termine contatto, che sfugge alla sfera rappresentativa. Scrive Colli: &#171;nella bruta impressione sensoriale soggetto ed oggetto sembrano confondersi, ma gi&#224; la sua localizzazione in un organo di senso avverte che le condizioni rappresentative sussistono ancora e il distacco permane. L'impressione sensoriale rimanda dunque a un fondamento ulteriore&#187;. Ma l'analogia tra i due autori potrebbe continuare a partire dalla prevalenza che entrambi postulano dell'astratto sul concreto, che dal primo prende forma attraverso ci&#242; che Von Hayek chiama la classificazione (multipla) degli impulsi. E potremmo continuare.<br />
Non vogliamo qui suggerire una lettura psicologizzante di Colli, una sorta di sua attualizzazione, al fine di renderlo appetibile al lettore colto e moderno. Anche ci&#242; non coglierebbe la personalit&#224; del filosofo.<br />
&#200; per&#242; possibile tornare con occhio diverso sul problema della sua inattualit&#224;: l'accusa di incapacit&#224; di parlare al presente, accusa che la formula, abbiamo detto, pare suggerire, deve essere rovesciata: &#232; forse il presente che qui dimostra di non avere orecchie per intendere.<br />
Torniamo spesso a rileggere l'introduzione alla lettura de La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, ove Colli ricordava una polemica che dura da un secolo e mezzo: &#171;se negli ultimi centocinquant'anni non c'&#232; stato nessun filosofo che abbia esercitato un influsso cos&#236; potente sulla cultura, e non soltanto sulla cultura, come Hegel, obiettivamente si dovr&#224; ammettere che nello stesso periodo non c'&#232; stato nessun filosofo di prima grandezza, che rappresenti cos&#236; radicalmente come Schopenhauer l'antitesi di tutto ci&#242; che Hegel ha detto e suscitato [...] L'ora di Schopenhauer deve ancora venire, purch&#233; qualcuno sappia imporlo, con un po' di fortuna e di aiuto&#187;.<br />
Egli innalz&#242; quel vessillo, tra l'indifferenza generale.<br />
Trento, 25 agosto 2000</div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
	<dc:contributor>AndreaRossato</dc:contributor>
	<dc:date>2004-12-18T11:36:01+02:00</dc:date>
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