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<title>[IstitutoGiorgioColli] intelectualproperty</title>
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<description>[IstitutoGiorgioColli] - This channel will provide information on changes to intelectualproperty</description>
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<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
<dc:date>2008-07-05T18:38+02:00</dc:date>
<dc:rights>Copyright (C) 2000 - 2008 IstitutoGiorgioColli. Verbatim copying and distribution of this site are permitted worldwide without royalty in any medium provided this notice is preserved. Modifications may occur only on this site.</dc:rights>
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	<title>intelectualproperty</title>
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	<description>Changes to intelectualproperty made by AndreaRossato on Fri, 20 Aug 2004, 09:33:12 +0200</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><em>Pubblicato anche su <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=3037&amp;numero=999">ZeusNews</a>&#160;<a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=3037&amp;numero=999"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a> il 1 maggio 2004</em> <br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nell'assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare. A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita. Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattasi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere. <a id="fnref1"></a><a href="#fnnumber1">[1]</a>
"Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere". Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato. Poi divennero esportatori...<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro.<br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostrate pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile. A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone. Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi a un'industria. E non stupisce quindi che il decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; ha fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.<a id="fnref2"></a><a href="#fnnumber2">[2]</a>
Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto. Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria.<br />
<strong><a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></strong><br />
<br />&#160;<strong>Note</strong>&#160;<div class="fnbody"><a id="fnnumber1"></a><a href="#fnref1">[1]</a> Per una ricostruzione storica dettagliata si veda <span class="inbookAuthor">U.&#160;Izzo</span>, <span class="inbookChapter">Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto
d'autore</span>, in <span class="inbookEditor">G.&#160;Pascuzzi &amp; R.&#160;Caso</span> (ed.), <span class="inbookTitle">I diritti sulle opere digitali</span>, <span class="inbookPublisher">Padova</span>, <span class="inbookPages">43</span>, <span class="inbookYear">2002</span>. Si veda inoltre <span class="articleAuthor">L.&#160;Ray Patterson</span>, <span class="articleTitle">Copyright and &quot;the Exclusive Right&quot; of Authors</span>, in <span class="articleVolume">1</span> <span class="articleJournal">Journal of Intellectual Property Law</span>, <span class="articleNumber">1</span> (<span class="articleYear">1993</span>), <a href="http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
<a id="fnnumber2"></a><a href="#fnref2">[2]</a> Si veda <span class="articleAuthor">J.&#160;Boyle</span>, <span class="articleTitle">The Search for an Author: Shakespeare and the Framers</span>, in <span class="articleVolume">37</span> <span class="articleJournal">Am. Univ. L. Rev.</span>, <span class="articlePages">625</span> (<span class="articleYear">1988</span>), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a>.<br />
</div></div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions"><em>di <a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></em><br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nel assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.[1]<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita.<br />
Liberalismo <em>contra</em> propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la <em>Stationer's Charter</em> che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella <em>Stationer Company</em>, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata <em>Star Chamber</em>. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere.[2]<br />
&#8220;Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza&#160;&#160;avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere.&#8221; Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato.<br />
Poi divennero esportatori...<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro. <br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostra pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile.<br />
A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone.<br />
Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi ad un industria. E non stupisce quindi che il Decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; a fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.[3] Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto.	&#160;&#160;<br />
Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria. <br />
Andrea Rossato<br />
DSG - Universit&#224; di Trento<br />
andrea.rossato AT ing.unitn.it<br />
Note<br />
[1] Si veda <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897">http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897</a>&#160;<a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[2] Per una ricostruzione storica dettagliata si veda U. Izzo, Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto d'autore, in G. Pascuzzi e R. Caso, I diritti sulle opere digitali, Padova 2002.<br />
On-line si veda L. Ray Patterson, Copyright and "The Exclusive Right" of Authors, <a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[3]James D. A. Boyle, The Search for an Author: Shakespeare and the Framers, 37 Am. Univ. L. Rev. 625 (1988), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a></div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><em>Pubblicato anche su <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=3037&amp;numero=999">ZeusNews</a>&#160;<a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=3037&amp;numero=999"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a> il 1 maggio 2004</em> <br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nell'assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare. A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita. Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattasi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere. <a id="fnref1"></a><a href="#fnnumber1">[1]</a>
"Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere". Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato. Poi divennero esportatori...<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro.<br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostrate pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile. A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone. Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi a un'industria. E non stupisce quindi che il decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; ha fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.<a id="fnref2"></a><a href="#fnnumber2">[2]</a>
Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto. Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria.<br />
<strong><a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></strong><br />
<br />&#160;<strong>Note</strong>&#160;<div class="fnbody"><a id="fnnumber1"></a><a href="#fnref1">[1]</a> Per una ricostruzione storica dettagliata si veda <span class="inbookAuthor">U.&#160;Izzo</span>, <span class="inbookChapter">Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto
d'autore</span>, in <span class="inbookEditor">G.&#160;Pascuzzi &amp; R.&#160;Caso</span> (ed.), <span class="inbookTitle">I diritti sulle opere digitali</span>, <span class="inbookPublisher">Padova</span>, <span class="inbookPages">43</span>, <span class="inbookYear">2002</span>. Si veda inoltre <span class="articleAuthor">L.&#160;Ray Patterson</span>, <span class="articleTitle">Copyright and &quot;the Exclusive Right&quot; of Authors</span>, in <span class="articleVolume">1</span> <span class="articleJournal">Journal of Intellectual Property Law</span>, <span class="articleNumber">1</span> (<span class="articleYear">1993</span>), <a href="http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/&#160;jipl/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
<a id="fnnumber2"></a><a href="#fnref2">[2]</a> Si veda <span class="articleAuthor">J.&#160;Boyle</span>, <span class="articleTitle">The Search for an Author: Shakespeare and the Framers</span>, in <span class="articleVolume">37</span> <span class="articleJournal">Am. Univ. L. Rev.</span>, <span class="articlePages">625</span> (<span class="articleYear">1988</span>), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a>.<br />
</div></div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions"><em>di <a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></em><br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nel assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.[1]<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita.<br />
Liberalismo <em>contra</em> propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la <em>Stationer's Charter</em> che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella <em>Stationer Company</em>, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata <em>Star Chamber</em>. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere.[2]<br />
&#8220;Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza&#160;&#160;avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere.&#8221; Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato.<br />
Poi divennero esportatori...<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro. <br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostra pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile.<br />
A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone.<br />
Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi ad un industria. E non stupisce quindi che il Decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; a fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.[3] Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto.	&#160;&#160;<br />
Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria. <br />
Andrea Rossato<br />
DSG - Universit&#224; di Trento<br />
andrea.rossato AT ing.unitn.it<br />
Note<br />
[1] Si veda <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897">http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897</a>&#160;<a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[2] Per una ricostruzione storica dettagliata si veda U. Izzo, Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto d'autore, in G. Pascuzzi e R. Caso, I diritti sulle opere digitali, Padova 2002.<br />
On-line si veda L. Ray Patterson, Copyright and "The Exclusive Right" of Authors, <a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[3]James D. A. Boyle, The Search for an Author: Shakespeare and the Framers, 37 Am. Univ. L. Rev. 625 (1988), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a></div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
	<dc:contributor>AndreaRossato</dc:contributor>
	<dc:date>2004-08-20T09:33:12+02:00</dc:date>
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<item rdf:about="http://www.istitutocolli.org/wiki/intelectualproperty/show?time=2004-04-27+12%3A39%3A43">
	<title>intelectualproperty</title>
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	<description>Changes to intelectualproperty made by AndreaRossato on Tue, 27 Apr 2004, 12:39:43 +0200</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la <em>Stationer's Charter</em> che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella <em>Stationer Company</em>, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata <em>Star Chamber</em>. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi era alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia cambi&#242;: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagarne il fio, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter&#160;&#160;che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, la Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole poste da costoro, che deteneano un monopolio su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi &#232; alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia &#232; destinata a cambiare: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagare il biglietto, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;era per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circond&#242; di una carica retorica che ne rese accettabili le reali funzioni alle quale era destinato.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la <em>Stationer's Charter</em> che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, riuniti nella <em>Stationer Company</em>, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata <em>Star Chamber</em>. Stampare libri al di fuori delle regole imposte da costoro, che detenevano un monopolio totale su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi era alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia cambi&#242;: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagarne il fio, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter&#160;&#160;che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, la Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole poste da costoro, che deteneano un monopolio su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi &#232; alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia &#232; destinata a cambiare: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.</div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
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	<dc:date>2004-04-27T12:39:43+02:00</dc:date>
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	<title>intelectualproperty</title>
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	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico vuole esercitare nella circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico volle esercitare sulla circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico vuole esercitare nella circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.</div>]]></content:encoded>
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	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Liberalismo <em>contra</em> propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Liberalismo <em>contra</em> propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?</div><br /><strong>Deletions:</strong><br />
<div class="deletions">Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?</div>]]></content:encoded>
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	<description>Changes to intelectualproperty made by AndreaRossato on Tue, 27 Apr 2004, 12:31:14 +0200</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Andrea Rossato<br />
DSG - Universit&#224; di Trento<br />
andrea.rossato AT ing.unitn.it</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions">Andrea Rossato<br />
DSG - Universit&#224; di Trento<br />
andrea.rossato AT ing.unitn.it</div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
	<dc:contributor>AndreaRossato</dc:contributor>
	<dc:date>2004-04-27T12:31:14+02:00</dc:date>
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	<title>intelectualproperty</title>
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	<description>Changes to intelectualproperty made by AndreaRossato on Tue, 27 Apr 2004, 12:29:05 +0200</description>
	<description><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><a id="titelanker1"></a><h4>Per una critica liberale alla propriet&#224; intellettuale</h4>
<em>di <a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></em><br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nel assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.[1]<br />
Sono questi giorni di assordante silenzio, specie da parte di quei dotti giuristi sempre lesti nel prendere la penna per denunciare le nefandezze di un legislatore tracotante e liberticida.<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagarne il fio, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita.<br />
Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Propriet&#224; intellettuale. Con tale termine ci si riferisce ad una pluralit&#224; di istituti giuridici che spaziano dal diritto d'autore ai brevetti, dai marchi alle insegne.<br />
Il termine propriet&#224;, se altamente evocativo, ben poco si conviene a tali fenomeni. E ci&#242; non solo e non tanto per via del fatto che essa, nella nostra tradizione giuridica, indica un dominio sulle cose, porzioni del mondo fisico, ma anche per via del fatto che la propriet&#224; intellettuale, a differenza di quella "reale", ha connotati, finalit&#224; e limiti non condivisi con questa.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico vuole esercitare nella circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter&#160;&#160;che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, la Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole poste da costoro, che deteneano un monopolio su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi &#232; alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia &#232; destinata a cambiare: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere.[2]<br />
&#8220;Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza&#160;&#160;avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere.&#8221; Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato.<br />
Poi divennero esportatori...<br />
Nel 2003 Topolino sarebbe divenuto di pubblico dominio. Pluto lo avrebbe seguito nel 2006. Ciascuno avrebbe potuto utilizzare il personaggio per farne ci&#242; che credeva, senza dover chiedere consenso alla Disney. Ma nel 1998 fu per&#242; introdotta un'apposita legge che allungava di 20 anni il termine di scadenza del diritto d'autore.<br />
E' interessante notare che l'assetto normativo che a Disney consent&#237; di utilizzare opere intellettuali altrui senza dover pagarne il fio, oggi sia mutato al punto di consentire alla Disney di impedire che altri facciano ad essa ci&#242; che essa fece ai suoi predecessori.<br />
Il diritto d'autore ha una sua carica morale che ne rende l'estensione assai ben accetta. Esso &#232; fonte di remunerazione per chi aiuta a far crescere la nostra cultura. Ci&#242; solo ne &#232; infatti giustificazione. Vi &#232; quindi da domandarsi se, allor quando esso diventi un limite alla crescita della nostra cultura, non sia il caso di ripensarne l'estensione.<br />
Ma in questi termini ci troviamo nella situazione problematica di misurare costi e benefici che non riusciamo a definire con precisione.<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro. <br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostra pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile.<br />
A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone.<br />
Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi ad un industria. E non stupisce quindi che il Decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; a fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.[3] Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto.	&#160;&#160;<br />
Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria. <br />
Note<br />
[1] Si veda <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897">http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897</a>&#160;<a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[2] Per una ricostruzione storica dettagliata si veda U. Izzo, Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto d'autore, in G. Pascuzzi e R. Caso, I diritti sulle opere digitali, Padova 2002.<br />
On-line si veda L. Ray Patterson, Copyright and "The Exclusive Right" of Authors, <a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[3]James D. A. Boyle, The Search for an Author: Shakespeare and the Framers, 37 Am. Univ. L. Rev. 625 (1988), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
<strong>Nota:</strong> la copia letterale e la distribuzione di questo articolo nella sua integralit&#224; sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.</div>]]></description>
	<content:encoded><![CDATA[<br /><strong>Additions:</strong><br />
<div class="additions"><a id="titelanker1"></a><h4>Per una critica liberale alla propriet&#224; intellettuale</h4>
<em>di <a href="http://www.istitutocolli.org/wiki/AndreaRossato">AndreaRossato</a></em><br />
Alcuni, pochi invero, si sono accorti che la Camera ha approvato, con modifiche subdole ma assai efficaci ed importanti, il decreto legge Urbani, decreto che, nel assegnare all'industria del cinema consistenti sussidi, introduce una repressione penale della condivisione, anche senza scopo di lucro, dei file mediante sistemi P2P.[1]<br />
Sono questi giorni di assordante silenzio, specie da parte di quei dotti giuristi sempre lesti nel prendere la penna per denunciare le nefandezze di un legislatore tracotante e liberticida.<br />
Difendere i &#171;pirati&#187;, quei giovani &#171;ladri&#187; che pretendono di poter impunemente ascoltare musica o guardare un film nei pochi centimetri quadrati dei loro monitor&#160;&#160;senza pagarne il fio, non si addice forse a chi ha fatto della legalit&#224; la propria stella polare.<br />
A prescindere da ci&#242; che quella legalit&#224; rappresenti.<br />
Forse &#232; per&#242; giunto il momento di parlare con durezza e schiettezza. Dire alcune paroline poco garbate sulla propriet&#224; intellettuale, magari da una prospettiva insolita.<br />
Liberalismo contra propriet&#224; intellettuale? Trattassi forse di una provocazione? Di un ossimoro?<br />
Propriet&#224; intellettuale. Con tale termine ci si riferisce ad una pluralit&#224; di istituti giuridici che spaziano dal diritto d'autore ai brevetti, dai marchi alle insegne.<br />
Il termine propriet&#224;, se altamente evocativo, ben poco si conviene a tali fenomeni. E ci&#242; non solo e non tanto per via del fatto che essa, nella nostra tradizione giuridica, indica un dominio sulle cose, porzioni del mondo fisico, ma anche per via del fatto che la propriet&#224; intellettuale, a differenza di quella "reale", ha connotati, finalit&#224; e limiti non condivisi con questa.<br />
Si prenda il diritto d'autore. Esso nasce come strumento di censura e controllo che il potere politico vuole esercitare nella circolazione delle idee. Sotto questa veste non&#160;&#160;&#232; per&#242; destinato a fare lunga strada e presto si circonda di una carica retorica che ne renda accettate le funzioni che viene a svolgere.<br />
Nel 1557 Filippo e Maria, i successori cattolici di Enrico VIII, emanano la Stationer's Charter&#160;&#160;che attribu&#237; alla corporazione degli stampatori inglesi, la Stationer Company, il potere di vietare la stampa di libri proibiti, adiuvati in ci&#242; dal braccio repressivo rappresentato dalla famigerata Star Chamber. Stampare libri al di fuori delle regole poste da costoro, che deteneano un monopolio su questa attivit&#224;, sarebbe stato penalmente perseguito.<br />
Ma il mondo stava cambiando e i monopoli concessi dai regnanti avevano le ore contate. L'era dei lumi &#232; alle porte ed ergersi a difesa della censura diviene impraticabile.<br />
La strategia &#232; destinata a cambiare: nello Statute of Anne del 1710, il primo documento normativo che contenga gi&#224; tutti gli elementi del diritto d'autore moderno, si afferma che &#232; necessario proteggere gli autori, che letteralmente muoiono di fame, da perfidi stampatori, che senza dar loro compenso alcuno, copiano le loro opere arricchendosi alle loro spalle.<br />
La verit&#224; era assai pi&#250; prosaica. Gli stampatori inglesi stavano sperimentando la concorrenza derivante dalla cessazione dei monopoli. E l'esperimento non fece loro piacere.[2]<br />
&#8220;Il Congresso per favorire lo sviluppo delle Arti e della Scienza&#160;&#160;avr&#224; il potere di conferire agli autori, per un tempo limitato, un diritto esclusivo sulle loro opere.&#8221; Cos&#237; la Costituzione americana.<br />
In verit&#224; tale diritto esclusivo, sino al '900, fu concesso solo a cittadini americani, per cui le opere degli inglesi, degli spagnoli, dei francesi o degli italiani, potevano essere impunemente copiate. Ci&#242; era assai logico: gli americani importavano cultura, e volevano farlo a buon mercato.<br />
Poi divennero esportatori...<br />
Nel 2003 Topolino sarebbe divenuto di pubblico dominio. Pluto lo avrebbe seguito nel 2006. Ciascuno avrebbe potuto utilizzare il personaggio per farne ci&#242; che credeva, senza dover chiedere consenso alla Disney. Ma nel 1998 fu per&#242; introdotta un'apposita legge che allungava di 20 anni il termine di scadenza del diritto d'autore.<br />
E' interessante notare che l'assetto normativo che a Disney consent&#237; di utilizzare opere intellettuali altrui senza dover pagarne il fio, oggi sia mutato al punto di consentire alla Disney di impedire che altri facciano ad essa ci&#242; che essa fece ai suoi predecessori.<br />
Il diritto d'autore ha una sua carica morale che ne rende l'estensione assai ben accetta. Esso &#232; fonte di remunerazione per chi aiuta a far crescere la nostra cultura. Ci&#242; solo ne &#232; infatti giustificazione. Vi &#232; quindi da domandarsi se, allor quando esso diventi un limite alla crescita della nostra cultura, non sia il caso di ripensarne l'estensione.<br />
Ma in questi termini ci troviamo nella situazione problematica di misurare costi e benefici che non riusciamo a definire con precisione.<br />
La grande industria pesante ad alta densit&#224; di manodopera, consentita dal progresso tecnologico, ad un certo punto &#232; stata soppiantata, sempre per via del progresso tecnologico, da modalit&#224; di produzione a minor densit&#224; di manodopera. Ci&#242; si tradusse nella perdita di un elevato numero di posti di lavoro. <br />
Ma il passaggio a modalit&#224; produttive che si sono dimostra pi&#250; efficienti, e che hanno nel lungo periodo consentito di riassorbire la manodopera persa, hanno visto la resistenza di molti e, spesso, l'intervento dello Stato che, per impedire i costi sociali e politici della transizione, fin&#237; con il sovvenzionare imprese decotte, distorcendo il mercato e di fatto rallentando un processo di crescita dell'efficienza del sistema economico che avrebbe pi&#250; rapidamente potuto diminuire i costi che le sovvenzioni cercavano di rimandare.<br />
Oggi assistiamo a qualcosa di analogo nel campo del diritto d'autore. Le nuove tecnologie della duplicazione ne disarticolano profondamente l'effettivit&#224;. Tale processo &#232; irreversibile.<br />
A ci&#242; si risponde con una sua costante estensione, e con la contestuale predisposizione di apparati repressivi altamente costosi che possano rendere tale estensione effettiva.<br />
Si fa ci&#242; nel nome dell'industria dell'intrattenimento e dei suoi modelli di business. Si dice che chi "ruba emozioni" fa perdere soldi al fisco e contribuisce alla disoccupazione di milioni di persone.<br />
Ci&#242; &#232; vero. Cos&#237; come moltissimi posti di lavoro sono stati persi dalla meccanizzazione dei processi produttivi.<br />
Vi sono modi diversi di concedere sussidi ad un industria. E non stupisce quindi che il Decreto Urbani conceda da un lato moneta sonante, e dall'altro repressione penale. Sono due modi di finanziare un industria di cui l'umanit&#224; a fatto a meno per millenni, pur riuscendo a giungere a vette culturali immense.<br />
Oggi uno Shakespeare non potrebbe scrivere gran parte dei suoi drammi se non dopo aver ottenuto il consenso scritto degli autori che lo precedettero e che avevano prima di lui utilizzato quelle trame.[3] Oggi molte attivit&#224; creative necessitano la costante consulenza di un giurista che dica cosa pu&#242; essere fatto e cosa non pu&#242; essere fatto.	&#160;&#160;<br />
Una riflessione sui costi sociali del diritto d'autore scevra da ogni impostazione retorica e morale si rivela oggi quanto mai necessaria. <br />
Note<br />
[1] Si veda <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897">http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897</a>&#160;<a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=47897"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[2] Per una ricostruzione storica dettagliata si veda U. Izzo, Alle radici della diversit&#224; tra copyright e diritto d'autore, in G. Pascuzzi e R. Caso, I diritti sulle opere digitali, Padova 2002.<br />
On-line si veda L. Ray Patterson, Copyright and "The Exclusive Right" of Authors, <a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html">http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html</a>&#160;<a href="http://www.lawsch.uga.edu/jipl/old/vol1/patterson.html"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
[3]James D. A. Boyle, The Search for an Author: Shakespeare and the Framers, 37 Am. Univ. L. Rev. 625 (1988), <a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm">http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm</a>&#160;<a href="http://www.law.duke.edu/boylesite/Shakesp.htm"><img src="http://www.istitutocolli.org/wiki/images/external.png" alt="external link" /></a><br />
<strong>Nota:</strong> la copia letterale e la distribuzione di questo articolo nella sua integralit&#224; sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.</div>]]></content:encoded>
	<dc:creator>AndreaRossato</dc:creator>
	<dc:contributor>AndreaRossato</dc:contributor>
	<dc:date>2004-04-27T12:29:05+02:00</dc:date>
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